Piccole Storie per guardare da vicino la grande Storia.
Con la bassa marea, dalla riva di Tetele, si vedono quattro o cinque pali di legno che spuntano dall’acqua a un centinaio di metri dalla costa. Non sono i resti di un molo. Sono le fondamenta di un villaggio. Lì sotto — sotto quella superficie piatta, verde scuro nel mattino del Pacifico — ci sono le basi delle case dove sono nati i bambini di Walande, i muri della chiesa, i sentieri che collegavano le porte. Il mare li ha coperti tra il 2010 e il 2024.
In questa cronologia, gli strappi della Storia globale si intrecciano ai racconti minimi di chi ha vissuto in prima linea l’instabilità e il cambiamento.
Gli appuntiNon so da dove sia venuto fuori il pallone. Dal loro lato, credo. Non era una partita vera — nessuno aveva stabilito squadre, nessuno aveva segnato un campo. Era un calcio e un altro calcio, nel fango ghiacciato della terra di nessuno, con gli stivali pesanti e i cappotti addosso, tra uomini che ridevano in due lingue diverse. Qualcuno inciampava. Qualcuno scivolava. Ogni volta che qualcuno cadeva, quelli vicini lo aiutavano ad alzarsi — indipendentemente da che parte stessero.
Quello che è stato messo da parte finora. Storie che non scadono, per chi ha voglia di tornare indietro.
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