Natale in trincea

Illustrazione a matita di un soldato in trincea che guarda le luci delle candele tedesche nella terra di nessuno, Fiandra, dicembre 1914

Puntata 1 di 6 — Il silenzio del 24 dicembre

Fiandra belga, Ploegsteert, 24 dicembre 1914, ore 23


Vado e torno dal fango da cinquanta giorni. O chissà quanti. [1]

Non il fango come lo si dice a Londra quando si torna a casa con le scarpe sporche dopo la pioggia. Il fango come condizione permanente — nelle scarpe, sotto le unghie, tra i denti quando dormi con la bocca aperta perché sei troppo stanco per tenerla chiusa. La trincea del London Rifle Brigade a Ploegsteert è larga quanto le mie spalle. [2] Dentro ci vivo. Dentro ci dormo. Dentro ho imparato a non pensare a cosa c’è nel buio oltre il parapetto.

Mi chiamo Oswald Tilley. Ho diciotto anni. Sono arrivato in Francia il 5 novembre. [3]

Stanotte però è diverso.

Sono di guardia. Il cielo per una volta è sgombro — settimane di pioggia che trasformava tutto in poltiglia, e adesso invece brina, stelle, un freddo secco che si insinua nel collo del cappotto. Il fango si è indurito. L’acqua nei fossi ha fatto la crosta. Batto i piedi sul legno dello scalino per sentire ancora le dita. [4]

Dall’altra parte c’è la trincea tedesca. Di solito di notte si sentono gli stessi rumori nostri: qualcuno che tossisce, qualcuno che impreca sottovoce, il tintinnio di un gavettino. Rumori umani che si mescolano ai nostri senza distinguersi. Stanotte invece tutto è fermo, come se qualcuno avesse girato un interruttore.

Poi vedo la prima luce.

Non è una luce sola. Sono decine — allineate sul parapetto tedesco come le luci della ribalta di un teatro. Piccole, tremanti, protette dal vento con le mani. Alberi di Natale con le candele accese, i rami carichi di ghiaccio che brillano nel buio di Fiandra. Il caporale accanto a me non dice una parola. Restiamo tutti e due immobili a guardare. [5]

Poi arriva il suono.

Una voce. Poi due. Poi molte — che cantano nell’oscurità in tedesco, su una melodia che però conosco. L’ho sentita ogni dicembre della mia vita, nelle domeniche di chiesa quando mia madre mi teneva per mano.

Stille Nacht.

Il caporale mi guarda. Io lo guardo. Nessuno dei due spara.


Puntata 2 di 6 — Le voci dall’altra parte

Fiandra belga, Ploegsteert, 25 dicembre 1914, alba


Hanno cantato per un’ora.

Noi li abbiamo ascoltati in silenzio, poi qualcuno nella nostra trincea ha detto che dovevamo rispondere in qualche modo. Così abbiamo cantato The First Noël. Quando abbiamo finito, dall’altra parte sono partiti gli applausi — applausi veri, mani che battono nel freddo di dicembre. Poi loro hanno ricominciato con O Tannenbaum. E così per tutta la notte, un coro e l’altro, avanti e indietro sopra la terra di nessuno, come se la guerra fosse un malinteso che qualcuno aveva finalmente deciso di chiarire. [6]

All’alba del 25 dicembre mi sono svegliato — ho dormito due ore — e ho sentito una voce che gridava in inglese dall’altra parte. Non capivo le parole. Mi sono alzato sullo scalino e ho guardato oltre il parapetto.

Sul bordo della trincea tedesca c’era un uomo in piedi. Ci guardava. Agitava la mano.

Nessuno sparò. Non so chi fu il primo a uscire dalla nostra parte — ricordo solo il rumore dei passi sul ghiaccio, le voci che si alzavano, e poi mi sono ritrovato anch’io fuori, in piedi nella terra di nessuno, nel freddo del mattino di Natale, con le mani che non sapevano cosa fare.

Loro avanzavano verso di noi. Noi verso di loro. A metà strada ci siamo fermati tutti insieme, come se avessimo rispettato una regola che nessuno aveva scritto. [7]

L’uomo che mi era più vicino aveva i baffi e gli occhi chiari. Era più vecchio di me di qualche anno. Mi ha teso la mano. Ho fatto la stessa cosa. Abbiamo stretto — una stretta ferma, normale, come si fa con un conoscente per strada a Londra.

Poi non sapevamo più cosa fare. Così abbiamo riso.


Puntata 3 di 6 — La terra di nessuno

Fiandra belga, Ploegsteert, 25 dicembre 1914, mattina


Letteralmente centinaia da entrambe le parti erano fuori nella terra di nessuno a stringersi la mano. [8]

Questa frase l’ho scritta dopo ai miei genitori, cercando di spiegare quello che avevo visto. Non riuscivo a trovare altre parole. Centinaia. Uomini che poche ore prima si sparavano addosso, adesso in piedi nel fango ghiacciato tra le trincee, con le sigarette in mano e le fotografie di famiglia in tasca da mostrare.

Uno dei tedeschi aveva lavorato a Londra prima della guerra, da Buchanan’s a Holborn. Parlava inglese bene, con un accento strano ma capibile. Mi ha detto che era stanco di tutto questo e che non pensava che la guerra sarebbe durata ancora molto. Sembrava sincero. Sembrava uno che conosco. [9]

Un altro soldato tedesco ha tirato fuori dalla giubba una fotografia e me la ha mostrata senza dire niente — una donna, due bambini, un giardino. Ho annuito. Lui ha annuito. Non c’era altro da dire.

A un certo punto qualcuno ha portato in superficie il corpo di un soldato che giaceva nel fango della terra di nessuno da settimane. Entrambe le parti si sono avvicinate in silenzio. Abbiamo scavato insieme una buca nel terreno ghiacciato. Un ufficiale tedesco ha letto qualcosa in tedesco che somigliava a una preghiera. Noi stavamo a testa scoperta nel freddo. Quando ha finito, qualcuno ha detto Amen e non ero sicuro da che parte venisse. [10]

Pensavo: stamattina mi sono svegliato cercando di ricordare dove fosse il fucile. Adesso sono in piedi accanto a questi uomini come se li conoscessi da anni.

Non riuscivo a spiegarlo allora. Non riesco a spiegarlo adesso.


Puntata 4 di 6 – Il pallone

Fiandra belga, Ploegsteert, 25 dicembre 1914, pomeriggio


Non so da dove sia venuto fuori il pallone. Dal loro lato, credo.

Non era una partita vera — nessuno aveva stabilito squadre, nessuno aveva segnato un campo. Era un calcio e un altro calcio, nel fango ghiacciato della terra di nessuno, con gli stivali pesanti e i cappotti addosso, tra uomini che ridevano in due lingue diverse. Qualcuno inciampava. Qualcuno scivolava. Ogni volta che qualcuno cadeva, quelli vicini lo aiutavano ad alzarsi — indipendentemente da che parte stessero. [11]

Nel pomeriggio la Princess Mary aveva mandato a ognuno di noi una scatoletta di latta con il suo crest inciso sopra — una pipa, del tabacco, delle sigarette. Le ho aperte e condivise con i tedeschi vicino a me senza pensarci. Uno di loro ha tirato fuori del cioccolato tedesco. Ce lo siamo divisi in pezzi uguali. [12]

Pensavo a Londra. Pensavo ai miei genitori che in quel momento stavano mangiando il tacchino. Pensavo a cosa avrei scritto loro — e non trovavo le parole giuste per spiegare una cosa così strana e così normale allo stesso tempo.

Nel tardo pomeriggio uno degli ufficiali tedeschi si è avvicinato a un gruppo di noi e ha detto, in un inglese preciso: «Oggi abbiamo la pace. Domani tu combatti per il tuo paese, io combatto per il mio. Buona fortuna». [13]

Nessuno ha risposto. C’era poco da rispondere.

Il sole stava scendendo. Le candele sugli alberi di Natale tedeschi si stavano spegnendo una a una. Qualcuno ha preso il pallone e l’ha portato via. La terra di nessuno ha ricominciato a sembrare quello che era.


— Continua — Puntata 5 la prossima settimana


Fonti

[1] I tempi della guerra. Il 1° Battaglione della London Rifle Brigade fu inviato al fronte nel novembre 1914. Al 24 dicembre, i soldati avevano trascorso circa due mesi tra schieramenti e prima linea. Fonte: London Regiment, The Long, Long Trail.

[2] Descrizione tecnica. La trincea a Ploegsteert Wood era nota per essere particolarmente stretta e soggetta a inondazioni fognarie. Fonte: Imperial War Museum.

[3] L’arrivo di Oswald. Tilley era in Francia dal 5 novembre con il reggimento, ma come raccontò nelle sue lettere raggiunse il reparto in prima linea il 23 dicembre. Fonte: WWI Christmas Truce: A Christmas letter from the Western Front, Anglia Research.

[4] Il meteo e il fango. Il tempo era stato terribile fino alla vigilia; l’acqua arrivava spesso alla vita. Il soldato William Cook ricordò: «In alcuni punti l’acqua superava la parte superiore degli stivali». Fonte: The truce in the trenches – as remembered by Hampshire soldiers, The News (Portsmouth).

«Ci fu anche un vero e proprio cambiamento atmosferico: dopo giorni di pioggia quasi incessante e inondazioni, la temperatura scese, portando nevicate leggere e poi un disgelo che portò a una forte gelata. Questo fu un sollievo benedetto per gli uomini nelle trincee e sui sentieri e le stradine dietro di loro, perché significava che si poteva camminare sul terreno senza il rischio di perdere uno stivale nel fango». Fonte: The Christmas Truce in France and Flanders, 1914, The Long, Long Trail.

[5] Le luci. Le candele e i piccoli alberi di Natale posizionati sul parapetto tedesco sono documentati come il segnale visivo che diede inizio alla tregua. Fonte: The Story of the WWI Christmas Truce, Smithsonian Magazine.

[6] I canti: Citazione diretta dalla lettera di Tilley: «They finished their carol… we sang The First Noël, and when we finished that they all began clapping». E ancora: : «They struck up another favourite of theirs, ‘O Tannenbaum’. And so it went on. First the Germans would sing one of their carols and then we would sing one of ours…». Fonte: The Christmas Truce, World History Encyclopedia.

[7] L’incontro. Il fuciliere Percy Jones scrisse nel suo diario che i tedeschi gridarono: «English, English. Don’t shoot. You no shoot, we no shoot». Fonte: Silent Night: The Christmas Truce, MacIver Institute.

[8] La terra di nessuno. È una frase originale contenuta nella lettera di Oswald Tilley ai genitori del 27 dicembre 1914: «Dopo un po’, alcuni dei nostri ragazzi uscirono per incontrare i loro, finché letteralmente centinaia di uomini di entrambe le parti si trovarono nella “terra di nessuno” a stringersi la mano e a scambiarsi sigarette, cioccolato e tabacco». Fonte: WWI Christmas Truce: A Christmas letter from the Western Front, Anglia Research.

[9] Il tedesco di Londra. L’aneddoto del soldato tedesco che aveva lavorato da Buchanan’s a Holborn è riportato testualmente da Tilley nella sua lettera: «Ho fatto due chiacchiere con un tedesco che lavorava da Buchanan a Holborn! Naturalmente parlava un ottimo inglese e mi ha detto di essere stufo di questo lavoro e che non pensava che la guerra sarebbe durata ancora a lungo». Fonte: WWI Christmas Truce: A Christmas letter from the Western Front, Anglia Research.

[10] Le sepolture congiunte. Il soldato tedesco Karl Aldag scrisse: «Un ufficiale britannico si avvicinò con una bandiera bianca e propose una tregua dalle 11 del mattino fino alle 3 del pomeriggio per seppellire i caduti. L’armistizio fu accordato. Fu piacevole non dover più vedere gli uomini morti giacere di fronte a noi». Fonte: German Students War Letters, Witkop Philipp.

Il musicista Peter Williams, impiegato come barelliere negli Hampshire, raccontò: «…poi gli uomini uscirono davanti alla trincea e si scambiarono le sigarette con i sigari, e poi alcuni dei nostri barellieri e alcuni uomini della compagnia li aiutarono (i tedeschi) a seppellire i loro morti, e dopo la cerimonia l’ufficiale che l’aveva officiata ringraziò gli inglesi per l’aiuto». A quella di Williams va aggiunta la testimonianza del soldato semplice William Cook. Scrive The News (Portsmouth): «Per il soldato Cook, la tregua di Natale rappresentò un’opportunità per recuperare i commilitoni i cui corpi erano rimasti nella terra di nessuno, e sia gli uomini degli Hampshire che quelli nemici celebrarono un funerale congiunto dopo essersi aiutati a vicenda nel recupero dei caduti». Questa la testimonianza diretta del soldato: «L’ufficiale tedesco, che aveva pronunciato alcune parole del rito funebre in tedesco, improvvisamente è passato all’inglese e ha ringraziato noi inglesi per averci aiutato a recuperare i loro morti e per la tregua che ci ha permesso di seppellirli quel giorno». Fonte: The truce in the trenches – as remembered by Hampshire soldiers, The News (Portsmouth).

[11] Il pallone e il calcio. Come ovvio, non fu un incontro regolamentato. Ma una serie di «partitelle» spontanee lungo il fronte.

Il soldato Ernie Williams (6° Cheshire Regiment) dichiarò: «Non era una partita a squadre… era una partitella. Ognuno ci provava. L’azione è partita dalla loro parte; non dalla nostra. Direi che parteciparono almeno un paio di centinaia di persone». Fonte: The Real Story of the Christmas Truce, Imperial War Museums.

Il tenente Johannes Niemann, un sassone che prestò servizio nel 133° reggimento, ricordò che la mattina di Natale: «La nebbia tardava a diradarsi e all’improvviso il mio attendente si precipitò nella mia trincea per dirmi che sia i soldati tedeschi che quelli scozzesi erano usciti dalle trincee e stavano fraternizzando lungo il fronte. Afferrai il binocolo e, guardando con cautela oltre il parapetto, vidi l’incredibile scena dei nostri soldati che si scambiavano sigarette, grappa e cioccolato con il nemico. Poco dopo, un soldato scozzese apparve con un pallone che sembrava spuntato dal nulla e, pochi minuti dopo, iniziò una vera partita di calcio. Gli scozzesi segnarono la loro porta con i loro strani berretti e noi facemmo lo stesso con i nostri. Giocare sul terreno ghiacciato non era affatto facile, ma continuammo, attenendoci rigorosamente alle regole, nonostante la partita durasse solo un’ora e non ci fosse un arbitro. Molti passaggi finirono fuori, ma tutti i calciatori dilettanti, sebbene dovessero essere molto stanchi, giocarono con grande entusiasmo». Fonte: The Story of the WWI Christmas Truce, Smithsonian magazine.

I dubbi storici. Sebbene il Times del 1° gennaio 1915 riportasse una partita della Rifle Brigade, alcuni storici come Modris Eksteins suggeriscono che in molti punti si presero a calci semplici lattine vuote di carne in scatola a causa del terreno devastato. Fonte: The Story of the WWI Christmas Truce, Smithsonian magazine.

[12] Il dono reale. La Princess Mary Christmas Gift Box (contenente pipa, tabacco e sigarette) fu destinata ai militari al fronte per il Natale 1914. Fonte: National Army Museum (NAM. 1974-11-105).

[13] Il congedo. «George Eade, dei Rifles, aveva stretto amicizia con un artigliere tedesco che parlava un buon inglese, e mentre se ne andava, questo nuovo conoscente gli disse: “Oggi abbiamo la pace. Domani tu combatterai per il tuo paese, io per il mio. Buona fortuna”». Fonte: The Story of the WWI Christmas Truce, Smithsonian Magazine.

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