Prima che il telefono squilli


Un joystick. È la prima cosa che il detective ha descritto a Robert Kiessling quando è arrivato in hotel. Suo figlio Kyler era seduto su una sedia, il controller ancora tra le mani. Aveva diciotto anni. Accanto a lui, in un letto, c’era Caleb — il figlio maggiore, vent’anni. E la ragazza di Caleb. Tutti e tre morti. Le pillole sulla scena sembravano Percocet. Non lo erano.

Tre anni dopo, Robert Kiessling è su un palco alla Clarkston High School. Davanti a lui, mille ragazzi. È lì con altri padri — padri che hanno perso un figlio per fentanyl e che ora entrano nelle scuole per raccontarlo. Si succedono al microfono, uno dopo l’altro. Jeans, felpa con zip, mani che cercano un appiglio. Il silenzio in quell’aula non è quello distratto delle assemblee. È più pesante. È il silenzio che si crea quando qualcuno sta per dire la cosa peggiore che possa capitare a un genitore. Greg Swan è di Detroit, viene spesso a Clarkston per i suoi concerti. Quel martedì è lì per un’altra ragione. «Ho perso mio figlio», dice. Drew. Ventiquattro anni. Michael Gillette racconta che il 27 gennaio 2022 lui e sua moglie hanno trovato il figlio maggiore, Brian, morto sul pavimento della sua camera da letto. Trentasei anni. Robert Branner porta i fiori sulla tomba di sua figlia Destinee il giorno del suo compleanno. Aveva ventidue anni. [1]

Questi uomini fanno parte dei Fentanyl Fathers, nati nel 2022 come branca di un gruppo più ampio chiamato Angel Army. Non chiedono compensi per parlare nelle scuole. Mostrano pastiglie — vere e false, identiche all’apparenza — spiegano cos’è il naloxone, come usarlo. Ma soprattutto portano una cosa che nessun esperto può portare: la prova vivente di cosa succede dopo. [2] Il preside Gary Kaul lo sa. «Può anche suscitare in voi delle emozioni», dice agli studenti prima della seconda assemblea. «Un piccolo shock per una cosa del genere fa bene». [3]

Il fentanyl è un oppioide sintetico circa cinquanta volte più potente dell’eroina. Fu sintetizzato nel 1960 dal chimico Paul Janssen come anestetico, con una potenza cento volte superiore alla morfina, e per decenni rimase confinato alle sale operatorie. [4] Poi, a partire dagli anni Novanta, la liberalizzazione delle prescrizioni aprì una crepa che divenne voragine. La crisi arrivò in ondate: prima gli oppioidi prescritti, poi l’eroina dal 2010, infine il fentanyl dal 2013. Al picco, tra il 2022 e il 2023, quasi 115.000 americani morirono in un anno per overdose — due terzi legati agli oppioidi sintetici. [5] Tra il 2020 e il 2021, il fentanyl era già diventato la prima causa di morte nella fascia 18-45 anni, davanti agli incidenti stradali e ai suicidi. [6] Due milligrammi possono essere letali. Nel 2022 la Drug Enforcement Administration (DEA) sequestrò 379 milioni di dosi potenzialmente mortali: abbastanza da uccidere ogni americano. [7]

Ma da dove arriva? Il 96% del fentanyl sequestrato negli Stati Uniti viene intercettato al confine sud-occidentale con il Messico. Le sostanze chimiche precursori provengono soprattutto dalla Cina — e sempre più dall’India — vengono lavorate in laboratori clandestini e poi attraversano il confine. [8] A Culiacán, un uomo che si fa chiamare «Román» mostra alla BBC pacchi da un chilo di polvere bianca, pressata, con inciso il numero 300. Vale 20.000 dollari a pacco, almeno lì. «Se lo portiamo a New York — spiega — invece può arrivare a 28.000 o 29.000 dollari. Più si sale, più alto è il prezzo e maggiore è il nostro profitto». Indossa guanti e mascherina. Non mostra esitazioni. «Anche se il presidente Donald Trump si riferisce a noi come terroristi — dice spavaldo — vorrei solo ricordargli che finché ci saranno consumatori, continueremo a farlo. Nessuno li costringe». [9]

È la frase che tiene insieme tutto: la domanda americana e l’offerta messicana. Sul fondo di questa storia di aule scolastiche c’è una guerra che si combatte a migliaia di chilometri di distanza. Una guerra con nomi pesanti.

Il più pesante è, anzi era, Nemesio Oseguera Cervantes, conosciuto come «El Mencho». «Oseguera Cervantes — si legge nella scheda a lui dedicata dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti — è uno dei fondatori e attuale leader del Cartel de Jalisco Nueva Generación (CJNG) ed è uno dei latitanti più ricercati in Messico. Il CJNG, fondato nel 2009, è diventato uno dei cartelli della droga più violenti del Paese, responsabile di numerosi omicidi e coinvolto nel traffico di cocaina, eroina, metanfetamina e, più recentemente, fentanyl verso gli Stati Uniti». «Dal 2017 — si legge ancora — Oseguera Cervantes è stato incriminato più volte presso la Corte Distrettuale del Distretto di Columbia per associazione a delinquere, distribuzione di sostanze controllate e uso di armi da fuoco in relazione ai reati di traffico di droga. È inoltre accusato ai sensi del Drug Kingpin Statute per aver gestito un’attività criminale continuativa». [10]

Sulla sua testa pendeva una taglia di 15 milioni di dollari. Per anni, la sua è stata una caccia al fantasma, finita lo scorso 22 febbraio con un epilogo che sembra uscito da una serie TV sui narcos. Non è stato un blitz casuale. Seguendo una fonte infiltrata nel suo cerchio ristretto, le forze speciali lo hanno localizzato in un isolato complesso di baite tra i boschi di Tapalpa, in Jalisco. All’alba, una colonna di blindati ha risalito il pendio in un’azione chirurgica. Lo scontro nel sottobosco è stato brutale: quattro guardie del corpo abbattute, tre soldati feriti e, infine, il boss raggiunto dal fuoco nemico. Il tragitto verso Guadalajara, in elicottero, è stato il suo ultimo volo: «El Mencho» è morto prima di toccare terra. [11]

La reazione è stata un’immediata coreografia di caos: città paralizzate, blocchi stradali incendiati e venticinque membri della Guardia Nazionale caduti nelle ore successive, mentre la presidente Claudia Sheinbaum invocava la pace in una nazione sotto shock. A Washington, l’operazione è stata celebrata come una vittoria politica contro il traffico di fentanyl.

Ma quella statunitense forse è un po’ tutta una illusione. I mercati illegali, in fondo, non si fermano come i governi. Non votano. Non si arrendono. Si riorganizzano. La domanda d’altronde resta intatta. È la stessa logica che «Román», nel suo scantinato a Culiacán, spiegava con una calma commerciale: finché ci saranno consumatori, continueremo. Non ideologia. Non vendetta. Solo mercato. È qui che la grande storia torna a incrociare la piccola.

Perché mentre in Messico si combatte tra elicotteri e boschi, a Clarkston, Michigan, mille ragazzi sono seduti in un’aula. Alla Clarkston High School non si parla di cartelli. Non si parla di Tapalpa. Non si parla di geopolitica. Si parla di una pastiglia. Una studentessa manda un messaggio agli amici: «Dovete venire». Un ragazzo guarda le immagini sullo schermo e ammette: «Mi spaventa. È dura sentirselo dire dai genitori». [12] I cartelli possono cambiare nome. I leader possono cadere. Le rotte possono spostarsi. Ma in quell’aula si gioca un’altra partita. Non quella del controllo del territorio. Quella del tempo. Il tempo di una scelta.

Questi padri non fermeranno da soli il traffico tra Asia, Messico e Stati Uniti. Non fermeranno il prossimo laboratorio clandestino. Ma fanno qualcosa che nessun raid può fare: entrano prima. Prima che un telefono squilli nella notte con una domanda che nessun genitore dovrebbe sentire. Se anche uno solo di quei ragazzi, una sera, davanti a una pillola, sentirà nella testa una voce che tremava — e farà un passo indietro — allora, in quel momento invisibile, almeno per una volta la catena del fentanyl si spezzerà. Non per un’operazione militare. Non per una conferenza stampa. Ma perché qualcuno, da un palco di scuola, con voce tremante ma piena di dignità e coraggio ha avuto la forza di dire il nome di suo figlio.


Fonti

[1] Their Michigan kids died from fentanyl. Now they tell their stories to teens, The Detroit News, Jennifer Pignolet. La storia è basata sulle testimonianze di questo articolo. [2] About Us, Fentanyl Fathers (fentanylfathers.org). [3] Their Michigan kids died from fentanyl. Now they tell their stories to teens, The Detroit News, Jennifer Pignolet. [4] Portrait of Innovation, Dr. Paul Janssen Award for Biomedical Research. Approved Drugs, U.S. Food and Drug Administration. [5] National Vital Statistics System, Drug Overdose Mortality by Selected Demographic and Economic Characteristics, Centers for Disease Control and Prevention (CDC) – National Center for Health Statistics. [6] Report on the Availability of Internationally Controlled Drugs (2010), International Narcotics Control Board (INCB). [7] US drug agents seize enough fentanyl to kill every American, BBC News. [8] Most fentanyl entering US comes through Mexico border, BBC News. [9] ‘As long as there are consumers, we will continue’: Inside Mexico’s fentanyl trade, BBC News. [10] Nemesio Ruben Oseguera Cervantes (El Mencho), U.S. Department of State. [11] How Mexico hunted down El Mencho, CNN. [12] Their Michigan kids died from fentanyl. Now they tell their stories to teens, The Detroit News, Jennifer Pignolet.

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