
Un uomo solo, aggrappato ai resti di un barcone, circondato da cadaveri. Ramadan Konte, cittadino della Sierra Leone, è l’unico superstite di uno dei naufragi avvenuti tra il 18 e il 21 gennaio, mentre il ciclone Harry sferzava la Sicilia. Era partito da Sfax, in Tunisia, con circa 50 persone: «L’imbarcazione si è capovolta», ha raccontato. Il mare era in tempesta; Konte è rimasto in acqua più di 24 ore, aggrappato a ciò che restava del barcone. Quando un mercantile lo ha avvistato, a est della Tunisia e a sud di Malta, attorno a lui c’erano solo corpi. «Durante il suo salvataggio, si vedevano cadaveri galleggiare nell’acqua», riferisce chi lo ha messo in salvo. In quel naufragio Konte ha perso il fratello, la moglie del fratello e il nipote. Non è solo una tragedia familiare: è una strage. Le vittime sarebbero almeno 47. [1]
Non è la prima volta che il Mediterraneo si trasforma in una fossa comune. Nel 2025 sono morte almeno 1.314 persone nel Mediterraneo centrale, 1.878 su tutta la rotta mediterranea. Dal 2014 al 2024, il conto complessivo supera i trentamila morti — in un mare che ogni anno vede anche decine di migliaia di arrivi: solo nel 2025, sulle coste italiane ne sono sbarcati 66.296. [2] Quei giorni di gennaio non facevano eccezione.
Il ciclone Harry, che tra il 18 e il 21 gennaio devastava Niscemi e flagellava Sicilia e Calabria, imperversava anche in mare: onde superiori ai sette metri, venti oltre i 54 nodi. Eppure le partenze da Sfax, diventata uno dei principali punti di fuga, non si erano fermate. Secondo quanto denunciato dall’Ong Mediterranea Saving Humans, in quei giorni le imbarcazioni erano precarie e i soccorsi assenti, nonostante le condizioni meteo proibitive. [3]
«Dal 15 gennaio in poi, di fronte a una pressione crescente dei militari tunisini con rastrellamenti negli accampamenti informali intorno a Sfax e un allentamento dei controlli sulle spiagge, diversi convogli sono partiti da vari punti costieri», spiega l’Ong. «Dal chilometro 19 al 21 fonti della comunità parlano di dieci imbarcazioni salpate. Dal chilometro 30 ne sono partite sette; solo una ha raggiunto Lampedusa il 22 gennaio con un corpo senza vita a bordo e due gemelline di un anno disperse, oltre alla sopravvivenza di Ramadan Konte. Le altre sembrano sparite nel nulla. Dal chilometro 33 al 38 ne sono partiti altri sette convogli; solo uno è tornato agli uliveti vicino a Sfax». In un primo momento si era parlato di 380 dispersi; oggi, alla luce delle testimonianze, il numero delle vittime potrebbe avvicinarsi a mille. [4]
Le due gemelline, riferisce l’Unicef, viaggiavano in un’imbarcazione di ferro lunga appena nove metri, partita anch’essa da Sfax. Dopo quasi due giorni di navigazione in condizioni difficili, 61 persone — una delle quali è poi morta — sono state salvate dalla Guardia Costiera italiana; le due bambine restano ufficialmente disperse e presumibilmente morte. [5]
Tra i dispersi anche un noto attivista nigeriano per i diritti umani; un medico che gestisce cliniche in Tunisia, Ibrahim Fofanah, non sa più nulla di cinque suoi familiari: suo figlio, le sue due mogli e altri parenti. «Aiutateci a identificare i corpi dei nostri cari», è il suo appello. [6]
Le autorità maltesi e italiane hanno recuperato decine di salme, spesso irriconoscibili: solo tra il 5 e il 17 febbraio almeno tredici cadaveri sono stati recuperati tra Sicilia e Calabria. A Tropea il corpo di una donna è stato visto galleggiare da alcuni studenti. [7]
«Oggi i corpi continuano a galleggiare in mare e ad affiorare nei pressi di Pantelleria e sulle coste di Sicilia e Calabria. Non si tratta di numeri, ma di persone con un’identità, una storia e relazioni familiari», denuncia Mediterranea. [8]
Le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani lavorano per dare un nome ai morti e accertare responsabilità, ma il lavoro sarà lungo: i cadaveri sono spesso impossibili da identificare, tanto che, raccontano i soccorritori, «spesso non si riesce a distinguere neppure il sesso». [9]
Le comunità ecclesiali locali hanno alzato la voce. «Chiediamo — è l’urlo dei vescovi calabresi — che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio». I vescovi ricordano il salvagente arancione riconosciuto tra le onde dal comandante della Guardia costiera di Tropea: «Quella macchia di colore nel grigio del Tirreno è diventata per noi il simbolo di questa stagione: una vita che aveva cercato di salvarsi, e non ce l’aveva fatta». «Noi — proseguono — non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori che riconoscono in quei corpi anonimi la dignità inviolabile di ogni essere umano. Lo diciamo con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità». [10] Monsignor Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, ha scritto alla Ong: «Sono sinceramente dispiaciuto di non poter prendere il largo con voi ad accarezzare le martoriate acque del Mare Nostro ancora scosse e scandalizzate dall’ennesima strage — non è una tragedia! — consumatasi nel più assoluto silenzio gridato da precise scelte politiche». [11] Anche il vescovo di Trapani Pietro Maria Fragnelli ha ricordato che la presenza di un corpo sulle coste «non può che essere un segnale, una provocazione, un invito ad aprire gli occhi». [12] La Chiesa è tra le poche voci indignate. Sarà anche per questo che Papa Leone XIV ha declinato l’invito alle celebrazioni ufficiali del 4 luglio negli Stati Uniti, preferendo recarsi a Lampedusa, isola simbolo e frontiera d’Europa, dove sorge la Porta d’Europa, monumento dedicato ai migranti morti in mare. [13]
Di fronte a questa tragedia, conclude Laura Marmorale, presidente di Mediterranea, «il silenzio e l’inazione dei governi di Malta e Italia sono agghiaccianti: di chi ha perso la vita in mare non si deve parlare, soprattutto quando queste morti mostrano il fallimento delle politiche migratorie e della collaborazione con Libia e Tunisia». [14]
Fonti
[1] Potrebbero essere 1000 le persone disperse in mare durante il ciclone Harry, Mediterranea Saving Humans. [2] Cruscotto statistico giornaliero – Anno 2025, Ministero dell’Interno; Rapporto annuale sulle morti in mare nel Mediterraneo 2025, Mediterranean Hope; Rapporto annuale sulle migrazioni 2014-2024, Fondazione ISMU. [3] Potrebbero essere 1000 le persone disperse in mare durante il ciclone Harry, Mediterranea Saving Humans. [4] Ibidem. [5] Migranti, due gemelle di un anno sono disperse, presumibilmente morte, al largo di Lampedusa mentre il ciclone Harry si abbatte sul Mediterraneo, Unicef. [6] Ciclone Harry, parlano i famigliari dei morti e dispersi in mare, Mediterranea Saving Humans. [7] Tredici cadaveri recuperati in 14 giorni nel mare di Sicilia e Calabria, ANSA; Dramma in Calabria, dalle mareggiate i corpi dei migranti, ANSA. [8] Ciclone Harry, parlano i famigliari dei morti e dispersi in mare, Mediterranea Saving Humans. [9] Dramma in Calabria, dalle mareggiate i corpi dei migranti, ANSA. [10] Vescovi Calabria, a migranti morti sulle spiagge non rispondere con il silenzio, ANSA. [11] Migranti: Arcivescovo Palermo, grazie a chi salva vite in mare, ANSA. [12] L’attacco dei vescovi, ‘scelte politiche disumane sui migranti’, ANSA. [13] Lo schiaffo di Leone XIV a Trump e Vance che divide l’America, La Sicilia. [14] Potrebbero essere 1000 le persone disperse in mare durante il ciclone Harry, Mediterranea Saving Humans.
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