La cornice storica
– La Groenlandia è legata alla Danimarca dal 1721.
– Divenne ufficialmente colonia danese e parte del Regno nel 1814.
– Nel 2009 è stato approvato il Self-Government Act, che conferisce maggiore autonomia ai groenlandesi.

La Groenlandia, la più grande isola del mondo, ha una superficie di oltre 2,16 milioni di km², di cui circa l’80% coperto dai ghiacci. Con circa 56.000 abitanti, è tra le regioni meno densamente popolate del pianeta. La popolazione, per lo più Inuit (~90%), vive lungo le coste e parla groenlandese e danese.
La bandiera è bianca e rossa. Non è quella danese.
È quella della Groenlandia.
Ukaleq e Sondre Slettemark, fratello e sorella nati a Nuuk e cresciuti tra Groenlandia e Norvegia, l’hanno portata ai Giochi invernali di Milano-Cortina. Gareggiano per la Danimarca, ma in questi giorni sono diventati il volto – e la voce – dell’identità groenlandese.
Ukaleq ha chiuso 52ª nella 15 km femminile, Sondre 62° nella 20 km individuale.
Le attenzioni sono arrivate alla vigilia delle Olimpiadi, dopo un’intervista alla tv danese.
“Donald Trump è un grande idiota”, hanno detto senza troppi giri di parole.
Un tabloid ha titolato “Idioten Trump” e in Patria – e non solo – sono divampate le polemiche.
Alla domanda di un giornalista su un’eventuale aggressione della Casa Bianca a Nuuk, Ukaleq non ha esitato: “Non è ancora successo nulla, ma se dovesse accadere, io sarei d’accordo: è la cosa giusta da fare. Trump è folle come Putin, non sai mai se le sue minacce siano provocazioni o se faccia sul serio. Noi però vogliamo solo vivere in pace, sereni”.
Il Cio – il Comitato Olimpico Internazionale – ha a lungo respinto le richieste di partecipazione autonoma della Groenlandia.
“Sapete — dice sicura — se dovessimo competere per la bandiera groenlandese qui, dovremmo diventare una nazione indipendente, e questo è un dilemma fondamentale. Credo che il sogno di ogni groenlandese sia quello di diventare indipendenti in un futuro lontano. Ma in questo momento sono molto felice di correre per il Commonwealth. Voglio dire, mi sento ancora come se rappresentassi la Groenlandia qui. Tutti sanno che sono groenlandese”.
“Vediamo le bandiere groenlandesi qui – continua – gareggiamo con la tuta groenlandese, mi sento davvero come se rappresentassi sia la Danimarca che la Groenlandia”.
E alla domanda se potrebbe gareggiare un giorno per gli Stati Uniti, la risposta è netta: “No. Mai”.
Nati a Nuuk, lei 24 anni, lui 21, sono cresciuti tra l’isola artica e la Norvegia.
“Abbiamo cacciato renne – ha raccontato Ukaleq a una TV danese – galli cedroni e lepri, insomma, quasi tutto ciò che può volare e camminare. È una parte importante della nostra cultura. Tutti quelli che conosciamo vanno a caccia, ed è così che ci procuriamo il cibo in Groenlandia”.
I genitori sono entrambi biatleti: la madre ha fondato la federazione groenlandese di biathlon, il padre è stato un campione norvegese.
“Non ci sono molte persone famose in Groenlandia”, spiega ora Ukaleq ai cronisti, capelli azzurri e tatuaggi inuit.
“La gente è davvero orgogliosa di me e di mio fratello — racconta ancora —, ci postano incoraggiamenti. Molti vogliono che andiamo avanti. Sono ben felici che la nostra bandiera sia rappresentata, in qualche modo. Lo capisco: noi siamo un piccolissimo popolo e non ci sono tante persone che possano gareggiare su un palcoscenico internazionale come questo”.
Ma le parole hanno un prezzo.
“Da quando ho detto quelle cose – spiega – mia zia non dorme più. E mia mamma, che è venuta a vedermi alle qualificazioni, sugli spalti dello stadio piangeva per la paura. In effetti, è davvero dura e siamo tutti terrorizzati”.
E poi attacca:
“Io scio e sparo a salve, ma come posso ignorare chi gioca con idee così esplosive e si prepara a sparare con proiettili veri?”
Ai Giochi la ragazza è diventata un’ambasciatrice non ufficiale della sua terra.
Indossa guanti e pantofole in pelle di foca, dono del ministro: “Le ho scelte perché temevo che avrebbe avuto freddo”.
C’è una collana con artigli d’aquila.
La tuta, disegnata insieme a Sondre, è “profondamente ispirata alla cultura groenlandese, con l’aurora boreale, amuleti ispirati ai tatuaggi femminili chiamati kakiorneq e un motivo che unisce la bandiera groenlandese ai bersagli del biathlon”.
Al seguito dei fratelli c’è un piccolo gruppo di tifosi, sei in tutto. Tra loro anche il ministro dello Sport, Cultura, Istruzione e Chiesa, Nivi Olsen:
“La vita è molto difficile in Groenlandia. La gente ha paura. Penso che Trump sia pazzo. So che è difficile da dire, ma non si possono comprare le persone, non si può comprare un Paese. Ci sono persone che vivono in Groenlandia, la Groenlandia è la nostra casa, quindi non riusciamo a capire Trump, non riusciamo a capire come possa fare quello che fa. Ma abbiamo anche speranza. Vedo la speranza nelle persone. E siamo uniti. E combattiamo insieme per il nostro Paese”.
Ukaleq e Sondre vivono e viaggiano insieme.
Si sostengono anche prima delle gare: chi si sveglia per primo prepara i pancake per l’altro.
Sono fratelli. Sono atleti. Sono simbolo.
“Sono felice – dice fiera Ukaleq – di difendere il mio Paese e di mostrare alla gente chi siamo e dove ci troviamo sulla mappa”.
Il tabellone, d’altronde, dice Danimarca. Ma la loro storia racconta la Groenlandia.
© Riproduzione riservata. È vietata la riproduzione, anche parziale, senza autorizzazione.
Fonti:
Søskendeparret Ukaleq og Sondre gik på jagt sammen som børn. Nu skal de til OL., DR Sporten.
Grønlandske skiskytter taler om forholdet til USA og rigsfællesskabet, Dr Sporten.
Ukaleq Slettemark, la biathleta groenlandese contro Trump: “Io sparo a salve come posso ignorare chi ci vuole invadere?”, Il Corriere della Sera.
“I’m happy to defend my country”: meet Greenland’s Olympian defying Donald Trump, The Guardian.